Castellari e "Caribbean Basterds" su TaxiDrivers n. 15

 

TAXI DRIVERS – CINEMA INDIPENDENTE INTERVISTA AD ENZO G. CASTELLARI di Giacomo Ioannisci 

Enzo G. Castellari è un maestro di razza pura del cinema digenere italiano. Basta (ri)vedere i suoi film per accorgersene. Non tanto per le capacità nel gestire film di qualsiasi tipo con budget ridotti all’osso, ma perché riesce sempre ad appassionare. Quentin Tarantino, che da tempo ha dimostrato di avere un fiuto holmsiano sulle nostre perle (ormai) rare del cinemabis, per il suo war-movie ha scelto proprio un titolo del maestroCastellari, Quel maledetto treno blindato, il cui titolo dilavorazione nel 1977, non a caso, era proprio Bastardi senza gloria. L’abbiamo intervistato ripercorrendo varie tappe della sua carriera e con la speranza di rivederlo presto sul grande schermo. 

 

Per cominciare, ci racconta un po’ del passaggio dallalaurea in architettura al suo esordio cinematografico?La laurea è arrivata dopo che avevo già diretto diversi film,tutti quelli non firmati Castellari e che feci inizialmente comeaiuto regista, anche se poi mi ritrovavo a dirigerli direttamente.Durante i miei periodi di studio ho fatto anche l’attore, loscenografo, lo sceneggiatore, il maestro d’armi, l’aiuto registaed il montatore. Approfittando delle vacanze ero sempre sulset di mio padre. La laurea la presi durante il montaggio di 7Winchester per un massacro (1967). Comunque, tutti i mieistudi artistici mi hanno aiutato enormemente nel trovare moltopresto uno stile personale, nell’inventare le mie inquadraturee nella scelta delle atmosfere fotografiche. 

Dopo tanti film, a quale si sente maggiormente legato?Il film che amo di più è senza dubbio Keoma (1976).Ci sono degli autori a cui si è sempre ispirato?I miei ispiratori sono stati Friedkin, Fury, Fuller, Kazan,Kurosawa, Jewison, Peckinpah, Pollack, Scott e Zinnermann. Lo spaghetti-western, dalla co-regia di Pochi dollari perDjango (1966) a Johnatan degli orsi (1993), com'è cambiatoper Castellari?Il mio stile non è cambiato, considerando anche i film in cui hoesagerato un pochino con l’humor, ma si è forse evoluto nelritmo del montaggio, nelle azioni, nei rallenty. Rivedendo unoqualsiasi dei miei film, si può notare come ci sia un’attenzioneparticolare alle inquadrature. Qualche collega le chiama“castellarate”. E, forse, queste “castellarate” li differenzianodagli altri. 

Per L’ultimo squalo (1980) cos’è successo negli StatiUniti?Uscì solo nella zona di Los Angeles ed il primo week-endincassò la favolosa cifra di 2.200.000 dollari, sorprendendotutti, soprattutto quelli della Universal che si spaventaronoparecchio visto che stavano preparando Lo squalo 3 (1983).Tentarono immediatamente di fermare il mio film per plagio.Fino ad allora nel mondo, ad ogni grosso successo mondialedi un film, ne seguivano “migliaia”, realizzati in tutti i paesi,imitando e copiando l’originale senza che i produttori delprototipo se ne preoccupassero. Ma il mio sorprese ognidistribuzione. Nessuno pensò che un film italiano potessemettersi allo stesso livello d’incassi dei grandi prodottiamericani. Un autentico fulmine a ciel sereno. Naturalmentela potenza della Universal fu talmente soverchiante che nonci furono avvocati a difendere il mio prodotto. Dopo tresettimane, e soprattutto dopo che aveva incassato 17 milionidi dollari, i legali della casa di produzione riuscirono afermarmi il film. Di questo fatto così eclatante in Italia non sene parlò affatto. Mai. Ma di quei “pochi” film italiani, quelli deisoliti “autori impegnati politicamente” che sono usciti negliStati Uniti in una sola sala di New York, quella per soliitaloamericani, allora se ne parla come il grande successo delgenio italiano negli Stati Uniti. L’unica grande soddisfazione èstata di vedere che ne Lo squalo 3 hanno copiato treimportanti sequenze del mio film, inquadratura per inquadratura. 

Ma arriviamo agli anni Ottanta, all'esplosione dei postatomici...Anche in questo caso ci fu il silenzio di tutta la stampa italianasul fenomeno del mio film 1990: I guerrieri del Bronx (1982),che entrò nelle classifiche americane, nella top film 50 dellasettimana, quella lista dove qualsiasi uomo di cinemasognerebbe di entrare con un suo film, magari alla cinquantesimaposizione, e rimase al quinto posto per settimane. Unsuccesso stratosferico. Prodotto e diretto da italiani, girato nelvero Bronx. Ho poi pensato che forse avrei dovuto iscrivermia qualche partito. 

Con Tarantino sembra essere rinato il cinema bis.Secondo lei è solo una chimera o pensa che davvero sipossa tornare a fare del sano cinema di genere?Oggi ho molte proposte, forse più di prima. Nel frattempo nonmi sono iscritto a nessun partito ma c’è stato questo genialeregista americano, che tra milioni e milioni di film fatti ne hascelto uno per farne un remake: il mio. Allora tutti quelli che miavevano ignorato, che avevano snobbato tutti i miei successimondiali, ora mi chiamano, mi intervistano, parlano di me.Grazie Quentin! 

Castellari e Mister Q: che tipo di esperienza è stata?Un sogno! Ho passato tre settimane sul suo set per girare ilmio cammeo. Ma ogni giorno rimandava le riprese della miascena. Credo proprio che Quentin facesse di tutto per farmistare con lui. Di Caribbean bastards cosa ci può dire?Ho appena finito il montaggio e sto continuando con la postproduzione. 

Un suo parere sul cinema indipendente in Italia...Posso parlare attraverso la mia esperienza con il produttoreAlessandro Centenaro per la VeniceFilm Production che haprodotto questo mio ultimo film, Caribbean bastards,esponendosi personalmente insieme alla Surf Distribuzioni.Cosa che non vedevo più dagli anni Settanta. Senza laprotezione di nessuna televisione, nessun fondo governativo,nessuna BNL. Hanno tirato fuori i soldi ed abbiamo fatto il film.Questo è il cinema indie.